Il patriottismo: una minaccia per la libertà. Le verità di Emma Goldman sopravvivono alle menzogne della Storia.

E quando finalmente avremo smantellato la menzogna patriottica, ci troveremo il cammino sgombro per procedere verso quel grande insieme in cui tutte le nazionalità saranno unite da una fratellanza universale: una vera SOCIETÀ LIBERA.

Perché scrivere di Emma Goldman, mi sono chiesta, e di quanto siano attuali molti dei discorsi pubblici che pronunciò oltre un secolo fa (quello sul patriottismo ha ben 118 anni), quando posso invece lasciare che a parlare siano le sue stesse parole?

Viviamo in un mondo di filtri e di mascheramenti, in cui ci troviamo a dover costantemente rimuovere chili di make up prima di poter guardare in faccia la realtà. Un mondo in cui a far paura è, da un lato, il significato letterale di immagini e parole (un soldato morto in guerra è un uomo morto, prima che un servitore dello Stato morto ammazzato in nome della fedeltà alla patria) e, dall’altro, l’uso creativo e “irriverente” del linguaggio per esprimere proprio dissenso (ne ho parlato qui).

Ecco dunque le parole che Emma Goldman, straordinaria pensatrice e attivista antimilitarista, espulsa dagli Stati Uniti nel 1919 perché considerata la “donna più pericolosa d’america” per aver promosso e diffuso idee anarchiche,  pronunciò durante una conferenza a San Francisco nell’aprile del 1908 (poi pubblicato sul giornale Mother Earth da lei fondato). Ne propongo alcuni estratti, nell’accurata traduzione dall’inglese di Elena Cantoni per Elèuthera, che nel 2023 ha dedicato a Goldman una – raccomandatissima – raccolta antologica. Il libro è distribuito sotto licenza Copyleft Creative Commons 4.0 (BY-NC-SA).

Che cos’è il patriottismo?
È l’amore per il proprio luogo di nascita, con i suoi ricordi, con le sue speranze, i sogni e le aspirazioni dell’infanzia? È il luogo in cui, con l’ingenuità infantile, guardavamo le nuvole passeggere e ci chiedevamo perché potessimo correre anche noi così veloci? Il luogo in cui contavamo miliardi di stelle luccicanti, sgomenti al pensiero che ognuna di essere potesse essere un occhio capace di penetrare fin nei recessi delle nostre piccole anime?
È il luogo in cui ascoltavamo il canto degli uccelli e rimpiangiavamo di non avere anche noi le ali per poter volare verso terre lontane? O ancora il luogo in cui ci rannicchiavamo ai piedi di nostra madre, rapiti da meravigliosi racconti che parlavano di gesta e di imprese gloriose? In breve, è l’amore per il luogo in cui ogni centimetro racchiude i ricordi più cari e preziosi di un’infanzia gioiosa e spensierata?
Se il patriottismo fosse questo, oggi ben pochi americani potrebbero dirsi patriottici, posto che il luogo dei giochi è stato trasformato in una fabbrica, in un’officina o in una miniera, e il frastuono assordante delle macchine ha rimpiazzato la musica degli uccelli. Nè possiamo più ascoltare i racconti delle grandi gesta, perché le storie che le nostre madri raccontano oggi sono piene di sofferenza, lacrime e dolore.

Ma allora che cos’è allora il patriottismo?

Se il patriottismo fosse questo, pochi americani oggi potrebbero essere definiti come patriottici dal momento che il luogo dei giochi è stato trasformato in una fabbrica, un mulino o una miniera, mentre il frastuono assordante delle macchine ha sostituto la musica degli uccelli.

“Il patriottismo, signore, è l’ultima risorsa dei furfanti”, ha detto il dottor Johnson. Leone Tolstoj, il più grande anti-patriota dei nostri tempi, lo bolla come il principio che giustifica l’addestramento degli assassini su vasta scala; un mestiere che per togliere la vita signore equipaggiamenti migliori di quelli necessari a soddisfare il mantenimento della vita, come scarpe, vestiti o le case; un mestiere che garantisce maggiori profitti e gloria che non quello del normale lavoratore.
Gustave Hervé, un altro grande anti-patriota, definisce giustamente il patriottismo una superstizione – e gran lunga più volgare, brutale e disumana della religione. La superstizione religiosa è nata dall’incapacità dell’uomo di spiegare i fenomeni naturali. Quando l’uomo primitivo sentiva il tuono o vedeva il lampo, non riusciva a spiegarseli e dunque ne traeva la conclusione che dietro di loro dovesse esserci una forza più grande di lui. In modo analogo vedeva una forza soprannaturale nella pioggia e nelle altre manifestazioni della natura. Il patriottismo, invece, è una superstizione creata e tenuta in vita artificialmente attraverso una fitta rete di menzogne e falsità; una superstizione che priva l’uomo della fiducia in sé stesso e della sua dignità, fomentandone l’arroganza e la presunzione.
In effetti, la presunzione, l’arroganza e l’egoismo sono gli elementi costitutivi del patriottismo. Permettetemi di chiarire meglio questa affermazione. Il patriottismo ritiene che il nostro pianeta sia diviso in piccoli lotti, ciascuno circondato da un recinto di ferro. Chi ha avuto la fortuna di nascere in un dato posto si considera più bravo, nobile, importante e intelligente degli esseri umani che vivono altrove. Perciò è dovere di tutti coloro che vivono in quel dato posto combattere, uccidere e morire nel tentativo di imporre la propria superiorità agli altri.
Ovviamente, gli abitanti degli altri posti ragionano allo stesso modo, con il risultato che fin dalla prima infanzia la mente del bambino viene avvelenata con storie agghiaccianti sui tedeschi, i francesi, gli italiani, i russi eccetera. Quando il bambino raggiunge l’età adulta, è ormai imbevuto dell’idea di essere stato scelto da dio stesso per difendere il suo paese contro l’attacco o l’invasione dello straniero.

Il patriottismo, invece, è una superstizione creata e tenuta in vita artificialmente attraverso una fitta rete di menzogne e falsità; una superstizione che priva l’uomo della fiducia in sé stesso e della sua dignità, fomentandone l’arroganza e la presunzione.
In effetti, la presunzione, l’arroganza e l’egoismo sono gli elementi costitutivi del patriottismo.

È per questo che pretendiamo a gran voce un esercito e una marina più forti, più navi da guerra e più munizioni. Ed è appunto per questo che gli Stati Uniti hanno speso, in un breve lasso di tempo, 400 milioni di dollari prelevati dal lavoro del popolo. Perché di certo non sono i ricchi a contribuire al patriottismo. Loro sono cosmopoliti, perfettamente a proprio agio in qualsiasi terra. In America li sappiamo bene.
I nostri ricchi americani non sono forse francesi in Francia,  tedeschi in Germania o inglesi in Inghilterra? E non scialacquano forse con disinvoltura cosmopolita le fortune create in America dai bambini delle fabbriche e dagli schiavi del cotone?

Sì, il loro è il patriottismo che permette di inviare messaggi di cordoglio a un despota come lo zar russo quando gli capita un imprevisto, come fece il presidente Roosevelt a nome del suo popolo, quando Sergius [Sergej Aleksandroviç Romanov] fu punito dai rivoluzionari russi.
Il loro è un patriottismo che aiuta un pluri-assassino come Díaz a stroncare migliaia di vite in Messico o addirittura ad arrestare i rivoluzionari messicani in territorio americano e poi detenerli nelle prigioni americane, senza la  benché minima giustificazione.
Insomma, il patriottismo non  riguarda chi detiene la ricchezza e il potere. È roba da povera gente. Riporta alla mente il celebre detto di Federico il Grande, amico  intimo di Voltaire, che affermò: «La religione è un inganno, ma deve essere preservata per le masse».

È per questo che pretendiamo a gran voce un esercito e una marina più forti, più navi da guerra e più munizioni. Ed è appunto per questo che gli Stati Uniti hanno speso, in un breve lasso di tempo, 400 milioni di dollari prelevati dal lavoro del popolo. Perché di certo non sono i ricchi a contribuire al patriottismo. Loro sono cosmopoliti, perfettamente a proprio agio in qualsiasi terra.

Noi americani ci dichiariamo un popolo amante della pace. Odiamo gli spargimenti di sangue; siamo contrari alla violenza. Eppure diventiamo pazzi di gioia all’idea di poter lanciare bombe esplosive da macchine volanti su cittadini inermi. Siamo pronti ad impiccare, uccidere sulla sedia elettrica o linciare chi, stretto dalla necessità economica, rischia la propria vita in un attentato a qualche magnate dell’industria. E i nostri cuori traboccano d’orgoglio al pensiero che gli Stati Uniti stiano diventando la nazione più potente sulla Terra che finiranno per mettere il proprio piede di ferro sul collo delle altre nazioni.
Questa è la logica del patriottismo.
Pur tenendo conto dei mali che il patriottismo infligge all’uomo della strada, questi sono nulla al confronto degli oltraggi che il patriottismo infligge al soldato, questo povero illuso, vittima della superstizione e dell’ignoranza. Che cosa riserva il patriottismo al soldato, salvatore del suo paese e il protettore della sua nazione? Una vita di sottomissione servile e abbruttimento in tempi di pace; una vita di pericoli e rischi  mortali in tempi di guerra.

Che il patriottismo sia un’istituzione decisamente costosa sarà evidente a tutti dopo aver esaminato le seguenti statistiche.
L’aumento crescente delle spese per i principali eserciti e flotte del mondo nell’ultimo quarto di secolo è un fatto di una tale gravità da lasciare interdetto qualsiasi serio studioso di problemi economici.

Noi americani ci dichiariamo un popolo amante della pace. Odiamo gli spargimenti di sangue; siamo contrari alla violenza. Eppure diventiamo pazzi di gioia all’idea di poter lanciare bombe esplosive da macchine volanti su cittadini inermi. Siamo pronti ad impiccare, uccidere sulla sedia elettrica o linciare chi, stretto dalla necessità economica, rischia la propria vita in un attentato a qualche magnate dell’industria. E i nostri cuori traboccano d’orgoglio al pensiero che gli Stati Uniti stiano diventando la nazione più potente sulla Terra che finiranno per mettere il proprio piede di ferro sul collo delle altre nazioni.
Questa è la logica del patriottismo.

[…]

La conclusione inevitabile, sulla base dei dati disponibili, è che l’aumento delle spese per gli eserciti e le flotte sta sorpassando rapidamente la crescita demografica in ciascuno dei paesi citati. In altre parole, un aumento ulteriore delle esigenze militaristiche, minaccia ciascuna di queste nazioni con la prospettiva di un esaurimento delle risorse sia umane sia materiali.
L’orrendo spreco determinato dal patriottismo dovrebbe bastare da solo a guarire anche le persone di intelligenza media dalla sua malattia. Invece patriottismo esige molto di più. Il popolo è incitato a essere patriottico, e paga questo privilegio non solo mantenendo i propri “difensori”, ma anche sacrificando i propri figli. Il patriottismo esige lealtà alla bandiera, il che significa ubbidienza e disponibilità a uccidere padre, madre, fratello e sorella.

La giustificazione coerente è che abbiamo bisogno di un esercito professionale per proteggere il paese da invasioni straniere.
Ma ogni persona intelligente, uomo o donna, sa che questo è un mito alimentato per spaventare e coartare gli stolti. I governi di tutto il mondo, consapevoli dei rispettivi interessi, di norma non si invadono tra loro. Hanno imparato che possono guadagnare molto di più dall’arbitrato internazionale dei conflitti piuttosto che dalla guerra e dalle sue conquiste. In realtà, come disse Carlyle, «La guerra è una lite tra due ladri troppo vigliacchi per combattere in prima persona; per questo essi prendono i giovani da questo o quel villaggio, li infilano in uniformi, li armano di fucili e li scatenano come bestie selvagge gli uni contro gli altri».
Non ci vuole una grande sagacia per ricondurre ogni guerra alla stessa causa.

La giustificazione coerente è che abbiamo bisogno di un esercito professionale per proteggere il paese da invasioni straniere.
Ma ogni persona intelligente, uomo o donna, sa che questo è un mito alimentato per spaventare e coartare gli stolti. I governi di tutto il mondo, consapevoli dei rispettivi interessi, di norma non si invadono tra loro. Hanno imparato che possono guadagnare molto di più dall’arbitrato internazionale dei conflitti piuttosto che dalla guerra e dalle sue conquiste.

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L’esperienza vita quotidiana dimostra che l’individuo armato è immancabilmente ansioso di dar prova della propria forza. Storicamente, vale lo stesso per i governi. I paesi davvero pacifici non sprecano vite ed energie a preparare la guerra, ed è solo così che si mantiene la pace.
Comunque, tutto il clamore a favore di un potenziamento dell’esercito e della marina non è affatto dovuto a una qualche minaccia straniera. La sua origine va piuttosto ricercata nella paura che incute il diffondersi dello scontento tra le masse e dello spirito internazionalista tra i lavoratori. È per affrontare il nemico interno che i poteri di diversi paesi si stanno preparando – un nemico che, risvegliato alla coscienza di sé, è destinato a dimostrarsi più pericoloso di qualsiasi invasore straniero.
Le potenze che secoli si sono ingegnate ad assoggettare le masse ne hanno studiato a fondo la psicologia. Sanno che il popolo nel suo insieme è come un bambino disperato le cui lacrime si possono facilmente trasformare in gioia con un semplice giocattolo. E quando più sontuosa sarà la confezione, quanto più sgargianti i colori, tanto più il bambino di un milione di teste ne rimarrà affascinato.

L’esercito e la marina rappresentano i giocattoli della popolazione. Per renderli più attraenti e più accettabili, si spendono centinaia di migliaia di dollari in panoplie e parate. È stato questo lo scopo del governo americano quando, appena varata la flotta, l’ha mandata a navigare lungo le coste del Pacifico in modo che ogni americano potesse sentire l’orgoglio e la gloria di vivere in questo paese. La città di San Francisco ha speso più di 100.000 dollari per ospitarla; Los Angeles 60.000; Seattle e Tacoma circa 100.000. Ho detto ospitare la flotta? Avrei dovuto dire imbandire banchetti per pochi ufficiali di grado superiore, mentre i nostri “valorosi ragazzi” dovevano ammutinarsi per avere da mangiare a sufficienza. E sì, si sono spesi 260.000 dollari in fuochi d’artificio, allestimenti teatrali e feste, in un momento in cui ovunque nel paese uomini, donne e bambini muoiono di fame per le strade, e migliaia di disoccupati sono disposti a vendere il proprio lavoro a qualsiasi prezzo. 260.000 dollari! Che cosa non si sarebbe potuto fare con una cifra talmente enorme? Ma invece di ricevere pane e alloggi, i bambini di quelle città sono stati portati ad ammirare la flotta, affinché ne conservino, come ha detto un giornalista, «un ricordo imperituro» .
Una cosa meravigliosa da ricordare, non vi pare? Gli strumenti per una mattanza legale. Se la mente del bambino viene avvelenata con simili ricordi, che speranza c’è di realizzare una vera fratellanza umana?

L’esperienza della vita quotidiana dimostra che l’individuo armato è immancabilmente ansioso di dar prova della propria forza. Storicamente, vale lo stesso per i governi. I paesi davvero pacifici non sprecano vite ed energie a preparare la guerra, ed è solo così che si mantiene la pace.
Comunque, tutto il clamore a favore di un potenziamento dell’esercito e della marina non è affatto dovuto a una qualche minaccia straniera. La sua origine va piuttosto ricercata nella paura che incute il diffondersi dello scontento tra le masse e dello spirito internazionalista tra i lavoratori.

In un recente giro di conferenze a San Francisco, ho avuto occasione di visitare il Presidio, uno splendido punto panoramico affacciato sulla Baia e il Golden Gate Park. La sua destinazione doveva essere quella di un campo da giochi per bambini, di giardini e musica per ristorare coloro che sono stremati. Invece è stato reso brutto, piatto e grigio dalle  caserme – baracche dove i ricchi non lascerebbero dormire nemmeno i propri cani.

[…]

Lo spirito del militarismo ha già contaminato tutti i ceti sociali. Eppure, io sono convinta che il militarismo corra qui maggiori rischi che in qualsiasi altro paese a causa delle tante promesse che il capitalismo fa a coloro che vuole soggiogare.
I primi segni si vedono già nelle scuole. Con ogni evidenza, il governo segue il motto gesuitico «Dammi la mente del bambino e da quella plasmerò l’uomo». E infatti le menti infantili, addestrati alle tattiche militari e condizionate dalla glorificazione delle imprese militari nei libri di testo, vengono traviate secondo i fini di governo. Più tardi, i giovani vengono invitati ad arruolarsi nelle forze armate da allettanti manifesti. «Una splendida occasione di vedere il mondo!», strilla il piazzista governativo. È così che i ragazzi innocenti vengono adescati dal patriottismo, mentre il Moloch militare avanza a grandi passi verso la conquista dell’intera nazione.
I lavoratori americani sono talmente repressi dai soldati statali e federali che il loro  disprezzo per i parassiti in uniforme è ven giustificato. Tuttavia, il fatto di denunciarlo non risolverà certo il problema. Ciò di cui abbiamo bisogno è una propaganda in grado di rieducare  i soldati grazie a una etteratura anti-patriottica che li illumini sugli orrori della loro professione e li renda invece consapevoli dell’affinità che li accomuna agli uomini dal cui lavoro dipende la loro stessa esistenza.
Non a caso è proprio questo che le autorità temono più d’ogni altra cosa. Tanto che per un soldato partecipare a un incontro indetto da elementi radicali è già alto tradimento. E certamente si condannerà come alto tradimento anche la lettura di un opuscolo radicale. D’altronde, e da tempo immemore, l’autorità costituita non ha forse sempre bollato come tradimento ogni passo avanti verso il progresso?
Tuttavia, chi davvero si batte per rifondare la società riuscirà ad affrontare anche questo, perché è forse più importante portare la verità dentro le caserme che dentro le fabbriche. E quando finalmente avremo smantellato la menzogna patriottica, ci troveremo il cammino sgombro per procedere verso quel grande insieme in cui tutte le nazionalità saranno unite da una fratellanza universale: una vera SOCIETÀ LIBERA.

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