Hamrun, poveri ma belli nell’isola più neoliberista d’Europa (Malta)

Arrivo a Malta da Edimburgo, dopo aver assistito a uno spettacolo teatrale intitolato Make it happen, una satira sul crash finanziario della Royal Bank of Scotland, con il leggendario attore britannico Brian Cox sul palco nelle vesti del fantasma di Adam Smith, padre del capitalismo, che tormenta Fred “The Shred” Goodwin, il tagliatore di posti di lavoro che quella banca, nel 2008, la fece andare a picco, e con lei l’intera Scozia.

Non mettevo piede sul suolo scozzese dalla fine degli anni Novanta e mi ha colpito vedere che, al netto di boom turistico, gentrificazione e vivacità culturale, permangono grandi contrasti: uno su tutti, la presenza di giovani uomini e donne senza tetto che dormono per strada con i piedi congelati ad agosto e chissà, viene da chiedersi, in che condizioni arriveranno a settembre, considerato il clima non proprio ospitale della capitale scozzese.

Malta mi accoglie con la sua amabile brezza. Il caldo qui è una garanzia ma non toglie il respiro, mi ricorda piuttosto che siamo in estate, e quasi me ne ero dimenticata. Sono così felice che quasi mi dimentico pure che questo è il paese dei “passaporti d’oro” concessi agli investitori  miliardari, lo stesso in cui un un numero crescente di maltesi vivono in povertà e in cui a quanto pare non sono in molti a potersi permettere una settimana di vacanza all’anno.

Come spesso mi accade, mi trovo sempre nel posto giusto al momento sfacciatamente giusto o in quello incredibilmente sbagliato; le vie di mezzo non sono contemplate dal caso che si diverte a sorprendermi nei miei viaggi last minute.
E questo è senza dubbio il momento giusto perché capito ad Hamrun nel fuoco incrociato dei Red Boys e Blue Boys, i due club rivali che si sfidano (amichevolmente) durante le celebrazioni della vivacissima festa di San Gaetano.

Hamrun è un vecchio borgo di 9000 anime che da queste parti chiamano città, forse perché dista mezz’ora a piedi da una “capitale”, La Valletta, che non ne fa neppure 6000. È uno di quei luoghi che potrebbero far gola ai detentori di “passaporti d’oro”, se come in Make it Happen a qualcuno di loro, un giorno, il fantasma di Adam Smith mettesse in mano le chiavi della città e dicesse: fallo succedere. Gentrifica Hamrun. Ora. You can make it.
Ma Hamrun, un posto che non può essere inventato perché già, orgogliosamente, esiste, è la prova che resistere all’omologazione, mentre ti globalizzi, è possibile.

L’integrazione tra working class locale e immigrati di (quasi) ogni parte del mondo, è possibile. La sicurezza e il sentirsi “a casa”, poter camminare per strada a qualsiasi ora del giorno senza che nessuno ti infastidisca, ma al contrario ti saluti con cordialità, ti sorrida con discrezione, si fermi a fare due chiacchiere, è possibile. La pulizia, il decoro, il rispetto, ma anche un po’ di sano disordine, quando c’è da far festa. È possibile.

Ma ecco, nel mezzo dei fuochi d’artificio, già mi sono dimenticata di essere a Lilliput.

Per fortuna, però, che c’è San Gejtanu. Chissà che un miracolo, un giorno, non accada sul serio.

Le foto qui pubblicate sono mie. Tutti i diritti riservati.

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