
Se siete stati a Birmingham almeno una volta nella vostra vita (io ci ho appena trascorso una very blessed giornata di sole), avrete riconosciuto l’edificio nella foto: The Library, l’imponente biblioteca che domina Centenary Square nel cuore della città. Una delle più grandi biblioteche pubbliche in Europa e persino nel mondo.
A differenza di quanto accade in Italia, tra i britannici i lettori e le lettrici non sono mai mancati; il Regno Unito continua a collocarsi tra i primi paesi nei quali la lettura è diffusa e praticata a ogni età. Le ultime ricerche fatte dal National Literacy Trust, ente che si occupa di promuovere l’alfabetizzazione in UK, hanno tuttavia allarmato gli inglesi: nel 2024 soltanto un giovane su tre, tra gli otto e i diciotto anni, ha dichiarato di amare leggere, e si tratta della percentuale più bassa in assoluto riscontrata negli ultimi venti anni.
Per capire quale terapia d’urto adottare per non rischiare di far precipitare ulteriormente i numeri dei giovani lettori britannici, il National Literacy Trust ne ha indagato le abitudini di lettura e ha scoperto che la parola chiave per intercettare il giovane pubblico (ma chissà che non funzioni anche con gli adulti?) non è leisure, ovvero svago, intrattenimento, ciò che spesso si fa, a volte anche solo per noia, per riempire il proprio tempo libero. La parola magica è pleasure, piacere: quella sensazione inebriante che si prova quando si fa qualcosa che ci aggrada e ci dà soddisfazione.

Secondo quanto emerso, alle ragazze darebbe soprattutto soddisfazione prendersi cura del proprio benessere: nella lettura cercherebbero, in particolare, un sostegno emotivo, cose che invece parrebbe interessare meno i loro coetanei, più inclini a quanto pare a fare gli impegnati (“more boys leaned toward reading to connect with causes or the wider world”).
Entrambi tuttavia sarebbero ugualmente interessati a ciò che di inaspettato la lettura può donare alla loro vita: nuove cose da sapere, nuove parole da imparare. In sostanza, è il piacere della conoscenza a resistere e questo è un dato interessante perché dimostra che i giovani britannici riconoscono il valore educativo della lettura.
Attenzione, questo non significa che amino necessariamente le letture “educative”, ma che avere accesso al “non conosciuto” rappresenta per loro una sfida intellettuale e culturale. Leggendo tra le righe, riconoscono che uscire dalla propria comfort zone può essere un’avventura molto piacevole. Magari non uscirne proprio del tutto ma quanto basta per avere un incontro ravvicinato con il nuovo, con l’altro da sé, come accade nei film e nelle serie TV. Questi ultimi sono un innegabile punto di riferimento, tanto da essere collocati dagli intervistati al primo posto anche tra i “ganci” capaci di traghettarli verso la lettura.
Non sorprende dunque che Reading for pleasure, leggere per piacere, sia il nome prescelto per la nuova campagna di promozione della lettura made in UK, anche in vista del 2026, che sarà l’anno nazionale della lettura in tutto il Regno Unito.
E quando si imbocca la strada giusta, perché non adottare la stessa strategia anche in ambiti affini? E Cosa c’è di più affine alla lettura della scrittura?
Gli inglesi hanno molti difetti, ma sono particolarmente abili nell’elaborare in forma semplice, immediata e di forte impatto, i loro insights. Il National Literary Trust ha quindi lanciato anche una campagna chiamata Writing for Pleasure, indirizzata anch’essa i giovani.
“Writing is not just about academic success, it is a deeply personal, expressive act tied to creativity, emotional wellbeing, and identity.”
L’approccio è di tipo biblioterapico, anche se la (sfortunata perché ambigua) parola “bibioterapia” non viene mai nominata esplicitamente. Promuovere, in conclusione, la scrittura come forma di espressione creativa di sé, per stare meglio con sé stessi, per capire chi si è e chi si vuole essere. Un modello che potrebbe essere forse interessante sperimentare anche in Italia?
Per saperne di più:
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