Per quest’anno ho dovuto lasciare nel cassetto il mio progetto di biblioterapia per gli adulti (aggiornerò però a breve, con una nuova lettura a voce alta, il canale tematico che ho creato su youtube la scorsa estate), ma in compenso ho avuto l’opportunità di fare un primo esperimento biblioterapico a scuola, in una delle classi in cui insegno al momento a Milano come docente alla secondaria di primo grado.
Nel primo quadrimestre, nelle due ore settimanali di “classi aperte” che mi sono state affidate in una Seconda, ho proposto la lettura integrale a voce alta di un bel romanzo per ragazzi dello scrittore cagliaritano Flavio Soriga, Signor Salsiccia.
L’esperimento, tutt’altro che semplice, deve la sua riuscita all’apertura dimostrata dalla classe nel voler intraprendere e portare avanti, superando la diffidenza iniziale, in particolare nella fase di avvio, un percorso di lettura condivisa e di lavoro sia individuale sia collaborativo a partire dalle suggestioni fornite dal testo. La scelta del romanzo, ben scritto e ricco di spunti, si è rivelata vincente, ma è stato soprattutto grazie al lavoro di squadra fatto con i colleghi che mi hanno affiancato in quest’avventura, e alla possibilità di lavorare sia in classe sia negli spazi più informali e accoglienti della biblioteca dell’Istituto, che il progetto ha potuto dare i suoi frutti.
La sfida nel portare la biblioterapia tra i banchi di scuola è soprattutto di tipo organizzativo: non è una pratica che si presta ad essere messa in atto da un unico facilitatore, tanto più in una classe numerosa. Per poter innescare un processo biblioterapico, indipendentemente dall’età dei partecipanti, occorre infatti necessariamente avere la possibilità di lavorare con un piccolo gruppo; in un contesto scolastico, devono pertanto esserci almeno due operatori presenti, in grado di vestire i panni dei facilitatori.
Nel corso di questa esperienza, ho avuto la fortuna di potermi avvalere della preziosissima collaborazione di un’educatrice esperta, nonché del supporto – nella seconda fase del laboratorio – di un’altra docente di materie letterarie della scuola.
Sebbene non sia del tutto disagevole, e possa rivelarsi al contrario stimolante e proficuo, come è stato nel nostro caso, proporre momenti di lettura condivisa e di confronto tra tutti i membri della classe, la modalità di lavoro in piccoli gruppi è sempre preferibile, a patto naturalmente che si disponga degli spazi adeguati per farlo. Questo non significa, tuttavia, che sia sempre d’obbligo avere a disposizione una biblioteca scolastica – o occuparne gli interi spazi – anche se auspicabile. Dividendo la classe in almeno due gruppi, e coinvolgendo ciascuno di essi in attività di tipo diverso, alternando ascolto attivo, discussione e pratiche come la scrittura, il disegno e la drammatizzazione, è possibile infatti condividere lo stesso spazio o spazi attigui senza disturbarsi a vicenda.
Senza dubbio si è rivelato funzionale al raggiungimento degli obiettivi l’aver offerto ad alunni ed alunne la libertà di adottare modalità diverse di espressione creativa, per poter dar voce a ciò che la lettura di volta in volta faceva scaturire in loro a livello di emozioni intime e condivise, ricordi di infanzia, storie personali e familiari, grazie all’attivazione del processo di identificazione con i vari personaggi del romanzo. C’è stato chi ha scelto di disegnare e chi scrivere, e chi ha preferito cimentarsi nella commistione di queste due tecniche, creando delle vere e proprie strisce di fumetto, materiali che sono poi confluiti in un unico cartellone-patchwork “del Signor Salsiccia” a cui tutti hanno contribuito attivamente.
La classe è stata inoltre ben felice di poter ricreare la propria “storia nella storia” attraverso una dinamica – movimentatissima per l’esattezza – attività di drammatizzazione, tecnica con la quale aveva già familiarità in virtù dei numerosi laboratori teatrali a cui aveva già preso parte a scuola nell’ambito delle varie attività sia didattiche sia extra curricolari. Considerata la popolarità che questo linguaggio riscuote tra più giovani e la sua innegabile efficacia – meriterebbe un approfondimento a parte – credo che, in ogni caso, l’uso della drammatizzazione possa rivelarsi fondamentale per la buona riuscita di un percorso biblioterapico indirizzato a questo tipo di pubblico anche in altri contesti scolastici.
Per quanto riguarda il testo, il romanzo di Flavio Soriga, pur con quale digressione di troppo che interrompeva talvolta il flusso della narrazione, e una certa avarizia nei dialoghi, che non ha tuttavia mai compromesso l’ottima tenuta della storia, ha dimostrato come previsto di avere sia la vivacità necessaria per poter essere letto ad alta voce in modo coinvolgente e divertente sia quella plasticità nella caratterizzazione dei personaggi e quel misto di profondità e leggerezza nei toni che ritenevo indispensabili per un lavoro di questo tipo.
Al prossimo esperimento, viva il Signor Salsiccia!
Signor Salsiccia non ha fa le fusa, non ha bisogno di carezze, e anzi non ha bisogno di niente tranne il cibo e l’acqua. Non è un tipo che si perde in tenerezze, Signor Salsiccia.
Tratto dalla raccolta I cani romantici, questa “poesia narrata” dello scrittore cileno Roberto Bolaño ci conduce dentro un sogno intrigante, cupo e radioso al tempo stesso. Se fosse un colore, potrebbe essere il nero. Che cosa vi ispira questo colore?
Se vi piacerebbe partecipare ai prossimi incontri della serie Leggere a colori, che faciliterò di persona a Milano, visitate la pagina dedicata alla Biblioterapia creativa su questo blog.
Se siete stati a Birmingham almeno una volta nella vostra vita (io ci ho appena trascorso una very blessed giornata di sole), avrete riconosciuto l’edificio nella foto: The Library, l’imponente biblioteca che domina Centenary Square nel cuore della città. Una delle più grandi biblioteche pubbliche in Europa e persino nel mondo.
A differenza di quanto accade in Italia, tra i britannici i lettori e le lettrici non sono mai mancati; il Regno Unito continua a collocarsi tra i primi paesi nei quali la lettura è diffusa e praticata a ogni età. Le ultime ricerche fatte dal National Literacy Trust, ente che si occupa di promuovere l’alfabetizzazione in UK, hanno tuttavia allarmato gli inglesi: nel 2024 soltanto un giovane su tre, tra gli otto e i diciotto anni, ha dichiarato di amare leggere, e si tratta della percentuale più bassa in assoluto riscontrata negli ultimi venti anni.
Per capire quale terapia d’urto adottare per non rischiare di far precipitare ulteriormente i numeri dei giovani lettori britannici, il National Literacy Trust ne ha indagato le abitudini di lettura e ha scoperto che la parola chiave per intercettare il giovane pubblico (ma chissà che non funzioni anche con gli adulti?) non è leisure, ovvero svago, intrattenimento, ciò che spesso si fa, a volte anche solo per noia, per riempire il proprio tempo libero. La parola magica è pleasure, piacere: quella sensazione inebriante che si prova quando si fa qualcosa che ci aggrada e ci dà soddisfazione.
Secondo quanto emerso, alle ragazze darebbe soprattutto soddisfazione prendersi cura del proprio benessere: nella lettura cercherebbero, in particolare, un sostegno emotivo, cose che invece parrebbe interessare meno i loro coetanei, più inclini a quanto pare a fare gli impegnati (“more boys leaned toward reading to connect with causes or the wider world”).
Entrambi tuttavia sarebbero ugualmente interessati a ciò che di inaspettato la lettura può donare alla loro vita: nuove cose da sapere, nuove parole da imparare. In sostanza, è il piacere della conoscenza a resistere e questo è un dato interessante perché dimostra che i giovani britannici riconoscono il valore educativo della lettura.
Attenzione, questo non significa che amino necessariamente le letture “educative”, ma che avere accesso al “non conosciuto” rappresenta per loro una sfida intellettuale e culturale. Leggendo tra le righe, riconoscono che uscire dalla propria comfort zone può essere un’avventura molto piacevole. Magari non uscirne proprio del tutto ma quanto basta per avere un incontro ravvicinato con il nuovo, con l’altro da sé, come accade nei film e nelle serie TV. Questi ultimi sono un innegabile punto di riferimento, tanto da essere collocati dagli intervistati al primo posto anche tra i “ganci” capaci di traghettarli verso la lettura.
Non sorprende dunque che Reading for pleasure, leggere per piacere, sia il nome prescelto per la nuova campagna di promozione della lettura made in UK, anche in vista del 2026, che sarà l’anno nazionale della lettura in tutto il Regno Unito.
E quando si imbocca la strada giusta, perché non adottare la stessa strategia anche in ambiti affini? E Cosa c’è di più affine alla lettura della scrittura?
Gli inglesi hanno molti difetti, ma sono particolarmente abili nell’elaborare in forma semplice, immediata e di forte impatto, i loro insights. Il National Literary Trust ha quindi lanciato anche una campagna chiamata Writing for Pleasure, indirizzata anch’essa i giovani.
“Writing is not just about academic success, it is a deeply personal, expressive act tied to creativity, emotional wellbeing, and identity.”
L’approccio è di tipo biblioterapico, anche se la (sfortunata perché ambigua) parola “bibioterapia” non viene mai nominata esplicitamente. Promuovere, in conclusione, la scrittura come forma di espressione creativa di sé, per stare meglio con sé stessi, per capire chi si è e chi si vuole essere. Un modello che potrebbe essere forse interessante sperimentare anche in Italia?
Tratto dalla raccolta L’esilio e il regno, questo emozionante racconto di Albert Camus, se fosse un colore, potrebbe essere il bianco. Che cosa vi ispira questo colore?
Il prossimo autunno faciliterò di persona nuovi incontri di biblioterapia creativa a Milano e porterò avanti l’esperimento Leggere a colori.
Per saperne di più su questo progetto, visita la pagina dedicata alla Biblioterapia creativa sul mio blog.
Tratto dalla raccolta Sillabari, “Cinema” di Goffredo Parise è protagonista del secondo incontro di biblioterapia creativa della serie Leggere a colori . Che cosa vi ispira il colore rosso?
Per saperne di più su questo esperimento, visita la pagina dedicata alla Biblioterapia creativa sul mio blog.
Ho creato su youtube il nuovo canale “Biblioterapia creativa”, dove pubblicherò le letture ad alta voce di alcuni dei brani che utilizzerò nelle mie sessioni di biblioterapia.
In questo video leggo il racconto breve La scuola di Donald Barthelme, proposto nel primo incontro “Leggere a colori”, dedicato al giallo. A cosa vi fa pensare il giallo?
Il karma del camaleonte arriva a Bosa. Anzi, è il caso di dirlo: torna. Proprio in questo intrigante borgo sulla Riviera del Corallo in Sardegna è nato il nucleo centrale della storia raccontata nel romanzo, e qui sono ambientati alcuni dei capitoli più significativi. Dirò di più: a Bosa quei capitoli li ho anche scritti, nella loro prima stesura iniziale. Sarà un onore avere come moderatore Alessandro Marongiu, critico letterario de La Nuova Sardegna ed editor a cui ho proposto la lettura di questo romanzo in punta di piedi, pronta anche a incassare un rifiuto. Sono grata alla Biblioteca Stella Maris e al suo staff per l’invito a partecipare alla rassegna estiva “Oltre Mare – Parole e note”.
Il critico letterario Alessandro Marongiu introduce “Il karma del camaleonte” al pubblico.