
Sabato 19 agosto sarò a Cabras, antico borgo nella penisola del Sinis in Sardegna, per presentare Il karma del camaleonte. In dialogo con me ci sarà il giornalista della Nuova Sardegna Piero Marongiu.
Il libro sarà protagonista del terzo e penultimo appuntamento della rassegna letteraria estiva “Estate cabrarese”, organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Cabras in collaborazione con la Biblioteca Comunale.
Proprio nel Sinis, nell’intrigante borgo di San Salvatore, è ambientata una scena chiave del romanzo, che senz’altro avremo modo di rievocare.

Qui un breve estratto:
Sapeva che in passato era stato il set di alcuni “spaghetti western” da produrre in tempi record e con poco budget, quei “B movies” italiani che in seguito sarebbero divenuti di culto per cineasti americani come Quentin Tarantino. Con le sue strade polverose arroventate, e le casette basse schierate sui due lati della strada come un villaggio messicano, era stata per un po’ l’alternativa sarda al deserto andaluso, dove il grande Sergio Leone aveva invece allestito il suo West.
Quando attraversarono le poche vie del villaggio, Valentina capì che San Salvatore non era in attesa: semplicemente, dormiva. I portoncini delle case miniaturizzate, quasi tutte della stessa altezza e dimensione, erano chiusi ma non sbarrati, come se le abitazioni all’interno fossero abitate. Davano l’idea di essere porte leggere, abituate a essere tenute spalancate, com’è ancora uso in alcuni paesi della Sardegna e in molti altri luoghi poco frequentati del mondo. Quel giorno gli abitanti del villaggio dovevano essersi chiusi dentro per evitare che la polvere sospinta dal vento si infilasse prepotente dentro le loro abitazioni. Graham, invece, era di altro avviso: secondo lui, il paese era disabitato. A convincerlo, mentre passavano a filo delle case, allineate una di seguito all’altra, era stata la totale assenza di voci umane e rumori domestici.
Accostarono le orecchie all’unico uscio semichiuso che trovarono sul loro cammino. «Non c’è nessuno – le disse posandole una mano sul braccio – Siamo soli, io e te.»
La sua voce, appena soffocata dal vento, le arrivò morbida, avvolgente ma discreta, come una musica ipnotica che ascolti prima di addormentarti.
Ma Valentina non voleva cedere al sonno, almeno non subito. «Qual è l’aneddoto che volevi raccontarmi?» gli domandò.
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