Dove eravamo rimasti

Un sito web è per sempre, mi disse un tizio molto romantico. O forse era fin troppo innamorato del suo lavoro. Faceva il web designer.

Ho deciso in ogni caso di ricominciare a prendermi cura di questo spazio, l’unico che senta davvero mio, per un motivo fin troppo ovvio: è appunto mio.

Corrono voci che per rendere internet un posto migliore dovremmo ripartire da qui, dalla nostra home, la “stanza tutta per sé” che un giorno abbiamo preso in affitto su un server. In fondo, cosa c’è di più saggio, dopo trent’anni ormai di vita sul web, che guardarsi indietro e provare a ripercorrere la strada fatta sinora?

Volevamo costruire case mobili fantasmagoriche su palafitte digitali. Volevamo dipingerle di tutti i colori e aprire le porte agli ospiti, per poterli invitare a prendere un tè online. E poi condividere le nostre idee, lavorare insieme ai progetti che più ci stavano a cuore. Volevamo lasciar fluire libera la nostra creatività. Diventare più intelligenti, più colti, più cosmopoliti, più estroversi. Più veloci, soprattutto. Come i futuristi, siamo andati in estasi di fronte alla bellezza della velocità, senza sospettare che presto avremmo fatto un balzo dall’avanguardia alla retroguardia. C’era anche chi, già tra le fila della mia generazione, sognava più prosaicamente di fare un mucchio di soldi. A pochissimi è perfino riuscito.

Ci siamo infine ritrovati a vivere tutti insieme in una comune online, o forse era una colonia anarchica, una casa popolare, un palazzotto grigio di periferia, un condominio borghese del centro. Ad ogni modo, a un certo punto ci hanno detto che c’erano delle regole da seguire, ma più che per vivere insieme, ci sarebbero servite per poter esistere agli occhi degli altri. Ubbidire o sparire. Scegli tu.

Ecco che allora non resta che ritornarsene, solitari, a casa. Spalancare le finestre, lasciare aperte le porte, invitare qualcuno a prendere un tè e sperare che qualcun altro ti inviti a sua volta. Uscire ogni tanto a farsi un giro, senza una meta precisa. Citofonare agli sconosciuti. Esplorare il mondo intorno, vicino e lontano. Scoprire che internet vale ancora la pena di essere abitato.

Allora, dove eravamo rimasti?

Questo non doveva essere un post su internet ma un aggiornamento sui miei “lavori in corso”, un articolo in cui avrei dovuto raccontare cosa ho fatto finora e cosa sto facendo al momento. Ma il bello di scrivere è anche questo, permettersi di andare fuori tema.

Ecco allora qualche novità su di me:

Da quasi un anno ho lasciato il mio lavoro d’ufficio nell’editoria e faccio l’insegnante – Sono pure riuscita a non pentirmi.

Attendo che il mio secondo romanzo trovi la sua strada verso la pubblicazione.

Sto sviluppando un’idea per il teatro, insieme all’amica Angela Di Sante, con la quale abbiamo creato un piccolo collettivo artistico per realizzare progetti creativi in ambito performativo e cinematografico. Ho scritto un testo, il punto di partenza di un lavoro drammaturgico in divenire. Al momento sto raccogliendo feedback, se lavori nel mondo teatrale e vorresti saperne di più, scrivimi!

Infine, sto scrivendo una seria di racconti ispirati ai miei viaggi. A proposito, uno di questi si intitolerà probabilmente Gli occhiali ed è per questo che ho pensato di includere nel post un mio recente ritratto occhialuto. C’è chi si mette degli occhiali da sole per avere più carisma e sintomatico mistero, cantava Battiato, o forse soltanto per non soccombere al luminoso fascino di Marrakech.

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